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Editoriali

Problema natalità: integrazione degli immigrati VS aiuti per le famiglie

L’Occidente, capitanato in questo momento storico dall’Unione Europea, si trova davanti ad una domanda sulle sorti della sua stessa società: come abbassare l’età media e rivitalizzare la popolazione? Davanti questo quesito si scontrano due macrosistemi: quello dell’incentivo alla natalità locale e quello dell’integrazione dei flussi migratori.

Oggi il Presidente del Parlamento David Sassoli ha rilasciato le sequenti dichiarazioni sulla credibilità dell’Unione Europea: “Se sapremo mostrare che siamo uniti e in grado tutti insieme di gestire la nostra frontiera esterna che non è solo italiana, greca, spagnola, ma è frontiera comune; se saremo in grado di farci carico insieme dell’accoglienza delle persone che ci chiedono protezione, di combattere insieme ai nostri partner i trafficanti di vite umane, di rimpatriare con dignità chi non ha diritto di soggiorno legale, ma allo stesso tempo di aprire canali regolari perché le nostre società che invecchiano possano crescere con il contributo di chi arriva da lontano”.

Ridurre il discorso alla semplice “credibilità” è superficiale, ma il discorso fila. L’Italia, per morfologia, è un porto sul Mediterraneo e i flussi migratori sono un fenomeno storico, sociale e naturale, ma il problema si pone quando si parla di immigrazione forzata da un “bisogno” europeo. Richard Coundenhove-Kalergi, filantropo massone giappo-austroungarico del ‘900, aveva già identificato la terra europea come Pan-Europa, patria dell’uomo “nuovo”, uomo “nuovo” che aveva il “trend delle migrazioni extra-europee verso il vecchio continente”. Qualcuno nel XXI secolo attribuisce alle sue teorie note complottiste per il forte sentimento europeo attuato dall’Unione stessa anche verso le politiche migratorie. Abbiamo subito sulla nostra pelle il fallimento dell’integrazione, prendiamo per esempio la questione delle comunità sinti in Italia, con piani che si sono fermati da anni e con quello che doveva essere un esperimento, i campi ROM, ad emblema del totale fallimento, o in Francia, con le banlieue: agglomerati urbani dove spesso vengono inserite comunità africane e diventano spesso e volentieri luoghi di disagio e criminalità. L’immigrazione può essere tutto, tranne che una cosa forzata, l’integrazione in “cattività” crea fenomeni come la disparità sociale o, nel peggiore dei casi, atti criminosi per la mancanza di sentimento d’appartenenza come nel caso del jihaidismo, sponda a cui approda chi non ha altro in cui credere, neppure nella società stessa. A volte, basta guardare verso destra – alla Turchia – l’immigrazione e gli immigrati sono vere e proprie armi di riscatto: l’ONU stima che nei 120 chilometri di confine terrestre fra Grecia e Turchia ci siano circa 13mila persone, in altre parole se l’Unione Europea non avesse ceduto ad ulteriori aiuti finanziari e avesse evitato l’ingresso nell’area Schengen della Turchia, Erdogan avrebbe aperti i cancelli, ed il ricatto continuerà in futuro.

Parlando invece della natalità, sappiamo che i fondi a sostegno di essa in Unione Europea sono decisamente più bassi di quelli destinati alla gestione dell’immigrazione. Il tasso di natalità è uno dei più bassi al livello storico nel ventennio in cui viviamo, anche per problemi legati al costo della vita troppo alto e ad una generale induzione all’emigrazione. Il cittadino europeo ad oggi non è quindi stimolato da politiche europee, anche economiche, ad avere più figli, ed è possibile che non lo sia anche perchè ha usi, costumi e bisogni nettamente differenti da quelli dei nostri antenati.

Proprio come diceva della società nichilista e post-nichilista, Julius Evola, lo smarrimento sarà all’ordine del giorno, anche se l’individuo ha il dovere morale di “cavalcare la tigre”. Ma la domanda da un milione di euro che bisogna porsi, dopo le considerazioni ai posteri è: l’immigrazione è davvero una soluzione?

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